Il sole tramonta presto in inverno, avrei dovuto accendere le luci, ma non ne avevo voglia. Stavo ascoltando il silenzio e la calda e calma atmosfera di questa casa.
Il parquet, le tende, l’accogliente divano ed i mobili in legno, tutto contribuiva a rendere l’atmosfera piacevole e distensiva, come Lei lo era per me.
Non ci eravamo trovati subito simpatici, Lei bellissima, di classe, abituata ad essere corteggiata, le era sembrato strano che la degnassi di cosi poca considerazione. Sarà gay, aveva pensato.
Poi abbiamo cominciato a parlare ed a poco a poco mi accorgevo che rimaneva li, a bersi tutte le mie parole, a concedermi di guidarla ed a gradire le mie attenzioni.
E’ per questo che mi sono deciso ad invitarla, qui, a casa, a cena.
Cena, una magica parola che preclude ad inaspettati risvolti, un sottile gioco di sguardi che si incrocia, mentre il gusto del cibo ed un allegra ed interessante conversazione sollevano l’animo e ci rendono disinvolti e talora disinibiti.
E’ quasi buio, é ora di alzarsi da questo divano.
Accendo una lampada e qualche candela, mi avvicino allo stereo da casa, lo accendo, le grandi casse da 105 Decibel rispondono prontamente ed una musica soft si diffonde nel grande salone.
Faccio una lunga doccia, mi faccio la barba con il rasoio elettrico e poi con la lametta, rende la pelle più liscia. Preparo la camicia, quella azzurra con il pantalone blu. Andiamo sul classico, non vorrei sbagliare. Pulisco le scarpe con cura e finalmente inizio a preparare la tavola.
2 Forchette a sinistra, coltello, altro coltello, il cucchiaino in testa al piatto, piatto piano, piatto fondo, piattino, tovagliolo e segnaposto.
Metto i fiori sul tavolo, un mazzo di fiori di campo, le rose sono nell’angolo, gliele darò appena arriva.
Apro il vino e lo metto nel decantatore, avrà tempo per aerarsi.
Metto il candeliere in tavola e tiro fuori le candele, quelle lunghe, é presto per accenderle, meglio aspettare.
La signora ha chiesto del pesce e del pesce sto preparando.
Impepata di cozze, un piccolo primo, spaghetti a vongole, rombo con le patate al forno, sorbetto al limone, caffé, limoncello e liquori vari.
Ho anche un dolce e dello spumante in ghiaccio, forse lo apriremo.
E’ l’ora, ma non é ancora arrivata, le signore amano farsi attendere.
Finalmente arriva e la sala si illumina. La sua presenza amplifica l’effetto delle candele che si riflettono sui suoi capelli.
E’ curiosa, quale donna non lo é? Vuole sapere cosa sto preparando e come e se davvero ho fatto tutto io.
E’ splendida nel suo mini abito, corto ma senza essere volgare, ne con troppe scollature, ne con audaci trasparenze.
La lascio andare in giro per la casa, come fanno i gatti quando vanno in esplorazione e lasciano il loro odore per segnalare la loro presenza, poi l’accompagno al tavolo. Dove mi siedo? Ma li, mia cara, dove c’é il tuo nome .
Sei adorabile, aspetta la fine della serata per dirlo.
Le dono le rose. Le accetta, e le mette al lato, é solo un segno e qualcosa su cui pensare, mentre preparo i piatti con le cozze.
Non le permetto di alzarsi da tavola o di mescersi il vino da sola, lei mi ringrazia sempre con un gradito sorriso.
Ci alziamo e finiamo la serata sul grosso divano chiacchierando amabilmente, si sta facendo sempre più tardi, ha tolto la giacca rimanendo solo con una camicetta, un solo bottone regge lo sforzo di contenere la sua bella terza.
Vorrei che succedesse qualcosa, ma non so cosa e sto per terminare gli argomenti di conversazione, poi lei si alza e guarda lo stereo, osserva i dischi al lato, ne sceglie uno e dice, ti va di ballare ?
Adoro ballare. Cominciamo a ballare nel grande salone, le luci delle candele proiettano le nostre ombre, il ritmo della musica ci fa muovere lentamente e la sua testa si appoggia sulle mie spalle, vi rimane per po’, poi mi fissa.
Sento il suo respiro sulla mia faccia e le sue labbra, semi aperte, vicine alle mie, vicinissime. Faccio per baciarla e la sua lingua entra immediatamente nella mia bocca, il mondo intorno inizia a girarmi e mi sento svenire. Per pochi secondi sono stato scollegato dal mio cervello e proiettato in un’altra dimensione fatta solo di colori e di splendide luci.
Quando mi riprendo la bacio con passione, le accarezzo un seno, é molto grande, sodo, morbido, caldo, lei mi ricambia con altrettanta passione.
Poi si stacca da me.
E’ Tardi, é ora che vada. Si,certo, ma non puoi rimanere, no, non posso.
L’aiuto ad indossare la giacca, a sistemare i capelli, un ultimo veloce bacio e la vedo imboccare l’ascensore.
Non l’ho più rivista, non l’ho mai dimenticata.
Non ho più visitato la dimensione dei colori da quel momento.
Stay Tuned
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