Cubasia

Giuseppe "Cubasia", Manager, Programmatore, Scrittore, Opinionista, attento ai problemi del lavoro e delle persone.

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La crisi economica che non c’è.

February 1st, 2010 · 3 Comments · Economia, Politica

Sappiamo tutti che c’è crisi e sappiamo tutti che finiremo come l’Argentina. Ormai è inevitabile, IMHO. Dopo le elezioni regionali, le ultime grandi elezioni ancora disponibili, le prossime saranno tra tre anni, un tempo sufficiente per distruggere il poco rimasto e colare a picco definitivamente, a meno di un qualche intervento della magistratura.

Eppure, strano, anche cosi sappiamo che possiamo ancora salvarci. E’ incredibile quanto questo sia vero. Leggevo che il 10% dei contribuenti da il 50% dell’introito fiscale. Pensate che cosa si potrebbe fare pagando tutti le tasse?

E se poi abolissimo gli sprechi ed utilizzassimo meglio i NOSTRI soldi, pensate quanto saremmi ricchi!!

Eppure questo non si farà.

L’economia ho sempre pensato che fosse una materia noiosa e semplice.

Il principo è molto molto semplice e parte tutto dal lavoro. Il lavoro produce ricchezza che va divisa tra Stato, Impresa e Lavoratore. La ricchezza produce capacità di consume che si trasforma in domanda di beni e servizi che generano lavoro a sua volta che si trasforma in ricchezza e cosi via.

Ovviamente questo volano deve essere innescato da qualcosa e questo qualcosa è lo Stato. Infatti all’inizio tutto era dello Stato: strade, elettricità, telefoni, gas,luce,acqua, trasporti e ministeri. Ogni azienda era Statale, con un enorme vantaggio. Infatti delle 3 parti in cui era divisa la ricchezza lo Stato ne incassa due, le più grosse.

Questa grossa ricchezza era poi ridistribuita sotto forma di servizi e di beni (Una specie di Stato socialista, insomma).

Ad un certo punto però in questo sistema si introdussero delle forti deviazioni.

Lo Stato iniziò ad essere invece di una struttura al servizio del cittadino, una fonte di guadagno e di potere per i suoi amministratori (E qui sembra di più una fattoria degli animali). Per far questo gli amministratori iniziarono ad aumentare l’organizzazione statale ed i mezzi a sua disposizione in maniera abnorme risucchiando sempre di più ricchezza dalla parti che spettavano all’azienda ed ai lavcoratori.

Le aziende da parte loro non stettero a guardare. A fronte di uno Stato enorme ed inefficiente smisero di fare investimenti con i propri soldi. Dei governi “incauti” finanziarono le aziende per produrre lavoro, MA senza prevedere controlli di gestione sulle stesse, a fondo perduto. Questo sistema fu poi duplicato per generare lavoro tramite lo stesso Stato creando le famose “Cattedrali nel deserto” od opere inutili o perennemente incomplete. Pozzi neri, finanziati all’infinito, che danno lavoro a fronte di nessuna ricchezza prodotta.

Questo perverso gioco nel giro di poco più di vent’anni ha portato il nostro paese verso il baratro. Invece di ripensare come statisti a tagliare questo gioco perverso negli ultimi 15 anni si è intrapresa un’altra strada. la vendita dei beni.

Avendo esaurito le possibilità di prelievo della ricchezza dei lavoratori e delle aziende lo Stato ha iniziato a vendere pezzi di ricchezza; come fa ogni famiglia in difficoltà che vende la catenina d’oro al banco dei pegni.

Questo ha generato un falso senso di serenità fino all’inizio del 2000 quando gli effetti delle vendite sono terminati. A questo punto lo Stato ha iniziato a venire meno alla sua MISSION di ridistributore di ricchezza e di fornitori di beni e servizi. Mancano i fondi per far fronte all’immensa macchina statale e mancano i fondi per far fronte all’impegno preso con gli altri paesi. I comuni iniziano a fallire, falliscono le regioni. Si fa cassa con l’autovelox perchè non si sa più come fare. Neanche le case possono essere messi in sicurezza per mancanza di soldi. Le scuole si basano sui contributi volontari per comprare la carta igienica. Insomma siamo messi sempre peggio.

Ad ogni modo, anche in queste condizioni di ricchezza ve n’è ancora tanta e chi amministra lo sa. Si vende quindi l’acqua ai privati, si vende la protezione civile, ora anche la difesa. Si vende e si guadagna prima che tra 3 anni crolli tutto.

Le risorse sono terminate, ma non la capacità di credito. Ora è solo su quella che ci basiamo (pensate ai derivati, pensate ai BOT emessi dai comuni). Fortunatamente c’è qualcuno che si compra i BOT italiani, ma nonostante questo il debito aumenta di una trentina di miliardi al mese, uno al giorno.

In questa situazione le aziende o chiudono o spostano la produzione, ovvero il lavoro. Via il lavoro, via la ricchezza, via la fonte di approviggionamento per lo Stato. E’ il depauperamento e per chi vi vive vi è solo la strada dell’emigrazione.

Come si risolve tutto questo ?

E’ facile, ripristinando il circolo vizioso, ridando allo Stato il ruolo che gli compete di controllore e fornitore di beni e servizi  e ridimensionando e di moltissimo il ruolo delle banche e della borsa.

Le banche non producono nulla, sono inutili dal punto di vista produttivo e servono SOLO nella prima fase in cui vi è bisogno di potere di acquisto. Le banche lavorano sulla speculazione che è permessa solo se non esiste trasparenza. In uno Stato con le OO non deve essere possibile che una qualsiasi speculazione finanziaria metta in pericolo il sistema produttivo del paese; per questo devono essere arginate queste manovre presi grossi provvedimenti punitivi. Questa è la grande battaglia che sta facendo Obama, ma è tosta, molto tosta perchè, e basta vedere la mappa del potere italiano sul sito di Grillo, il nostro sistema capitalistico è falso e malato. (Non parlo poi delle leggi del nostro sire perchè se no qui faccio notte).

Non bastano certi questi pochi pensieri sparsi e confusi a cambiare le cose, eppure c’è ancora un modo per cambiarle queste cose ed è sempre lo stesso: mettete la crocetta sulle persone oneste e capaci. Quelle che non vi dicono che sono tutte rose e fiori, che vi promettono sacrifici, ma che non demordono perchè questo paese è nostro e dei nostri figli, qualsiasi cosa ne pensi il nostro sire.

Stay Tuned

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3 responses so far ↓

  • 1 Antonio Prete // Feb 1, 2010 at 9:27 pm

    Caspita, questa volta sono d’accordo con te!!
    Resta il mistero su come, partendo da presupposti comuni, giungiamo a conclusioni diverse.

    Alla tua analisi, occorre aggiungere anche che gli stati, per fare fronte alle incrementate spese, stampano allegramente valanghe di soldi, generando inflazione ed erodendo ulteriormente i risparmi dei lavoratori.

    Il cerchio si chiude.

    Antonio

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  • 2 admin // Feb 2, 2010 at 12:06 pm

    @Antonio Prete: Ehh, lo fanno , lo fanno di stampare soldi. Anche se in Europa penso che il fenomeno sia molto ridotto.

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  • 3 tizio // Feb 7, 2010 at 12:51 pm

    è la fineeeeeeee http://www.repubblica.it/economia/2010/02/07/news/anno_2010_la_fuga_delle_multinazionali_da_glaxo_a_severstal_da_alcoa_a_yamaha-2215720/

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