E’ passato oltre un anno da quanto ho scritto proprio su questa testata sul bravo Sistemista, ed ancora non mi è passata la passione di leggere gli spassosi annunci di lavoro che vedo comparire sui maggiori siti italiani di ricerca del personale.
Questo è un annuncio (vero) pubblicato da un’azienda italiana per un’analista funzionale.
La prima cosa che mi ha colpito dell’annuncio sono le competenze che questa persona deve possedere.
Praticamente nessuna.
Si richiede un diploma (di cosa non si sa), ma se volete potete anche avere una laurea, poi, pensando di aver chiesto troppo dalla vita, lo scrivente ha aggiunto, anche breve.
Ma laurea in cosa? Va bene in Egittologia, Botanica, in che cosa deve aver studiato e lavorato questa persona prima di buttare tutto alle ortiche e dedicarsi all’informatica? Mistero.
E che fine hanno fatto tutte le metodologie che esistono sul mercato, i sistemi operativi, i linguaggi di programmazione, i database, le certificazioni richieste che occupano mezza pagina degli annunci che appaiono all’estero? Mistero. Di esse nessuna traccia. Qui due sono le cose: o l’annuncio si pagava come i telegrammi un tanto a parola ed hanno pensato di risparmiare, oppure basterà essere passati per sbaglio da MediaWorld per improvvisarsi analista funzionale.
Un po’ perplesso continuo nella lettura.
Un terzo dell’annuncio elogia in maniera faraonica la società che lo emette, sedi di qua, sedi di là, importantissimi e numerosissimi clienti, etc, etc.
Va tutto bene, ma io comincio a domandarmi dove andrò a lavorare?
Per quale tra le 100 sedi che leggo qui state cercando una persona? Leggo e rileggo con attenzione ed anche qui non ne trovo traccia. Mistero.
Solo in alto a destra si fa riferimento alla regione, sarà forse quella la sede? E quale tra i 300 comuni che compongono la regione sarà la mia sede? Mistero.
La faccenda è sempre più misteriosa e nebulosa, non ero neanche arrivato a metà dell’annuncio e mi stavo già preparando al peggio.
E’ con vero piacere che arrivai a leggere le mansioni. Si ricerca un analista (Ma dai ?) per un prestigioso cliente (meno male, uno che paga bene ) per un progetto già in corso (e va beh, non sempre si può avere tutto). QUINDI … Quindi cosa? Quale premessa avete messo nella frase precedente che ora ve ne uscite con un QUINDI ?
Cominciavo a pensare che chi aveva messo quell’annuncio non fosse nel pieno delle sue facoltà quando ha iniziato a scrivere. Mentre leggevo mi ero accorto di provare un brivido perverso nell’incaponirmi nel capire il pensiero dello scrivente, speravo che arrivando alla fine dell’annuncio potessi capirci qualcosa di più di questo BLOB che da un mistero stava diventando un incubo.
Quindi i candidati devono aver maturato esperienze di analisti (meno male, pensavo cercaste idraulici) in ambiti progettuali anche complessi (e va bene, ma per quanto tempo e facente funzioni di cosa? Mistero), conoscenza delle metodologie di analisi (quali tra le 100 metodologie di analisi adotta il cliente, MISTERO ?) ed essere in grado di effettuare l’attività di revisione della progettazione tecnica/applicativa. (Forse qui lo scrivente intendeva la progettazione dell’architettura dei sistemi e dei moduli applicativi, ma temo che non lo sapremo mai, un altro mistero.
Altro elemento significativo (ah, perché fino ad adesso pensate di aver detto qualcosa di significativo?) è rappresentato dalla capacità di problem solving di tipo applicativo (meglio specificarlo APPLICATIVO, non vorrei si presentasse l’idraulico di prima).
Poi, qualora non aveste capito bene che cosa è il problem solving applicativo lo scrivente si lancia in un’azzardatissima definizione con doppio salto carpiato articolato all’indietro e capriola con avvitamento, mischiando la gestione dei requisiti utente con l’analisi dati e funzionale.
“ TRATTASI di ricerca, evidenziazione di requisiti non espressi dal cliente, analisi delle integrazioni applicative, etc.”. ETC, cosa ? Cosa ? Mistero.
Cavolo, ho pensato era andato cosi bene, poi ha voluto strafare. E’ proprio vero che “il di più viene dal maligno”.
Conclude l’annuncio la disponibilità immediata.
Per forza, penso, essendo il progetto già iniziato è evidente che stanno già nella …
La ricerca è per ambo i sessi e non una menzione sull’età, e questo devo dire che non è poco per un annuncio del genere.
Ho dovuto rileggere per bene l’annuncio, almeno tre o quattro volte per capire davvero che cosa volesse dire. Sono arrivato alla conclusione che si ricerchi una persona di cultura universitaria, una qualsiasi, non sono razzisti, anche se abitate vicino all’università va bene lo stesso, vi credono sulla parola, però dovete avere una preparazione paurosa in ambiti complessi su tutto di tutto e qualcosa di più perché in quell’etc etc credo si nascondano degli ortaggi mica male.
La legge dell’informatica dice anche che se ricercano personale a progetto già avanzato e con una certa qualifica è sintomo certo che vi sarà da sgobbare sodo.
Sgobbare non è qualcosa che può intimidire un informatico professionista, specie se la paga è buona, ma di che paga stiamo parlando?
Un ultimo paragrafo conclude l’annuncio ed inizia con un trionfante ed ottimista Offriamo.
“Contratto a progetto o partita iva. Prego specificare l’attuale paga base o retribuzione”.
Ma questi ci sono o ci fanno? Stanno cercando un professionista che lavori per loro in qualità di consulente e pretendono di sapere quanto è la paga base ? Parliamo prima di che tipo di lavoro vuoi e quale servizio ti occorre e poi ti dico quanto costa.
E’ come andare dal macellaio. Prego,mi da un chilo di fettine, quanto costano ? E sentirsi dire, quanti soldi ha in tasca lei ? Ma siamo impazziti!
Annunci simili cercano solo carne da macello, ragazzi da sfruttare oppure professionisti in difficoltà data la crisi, specie dopo il fallimento (o quasi) di grosse aziende IT.
E’ il mercato del lavoro che non c’è, la fine per tutti e le vicende degli ultimi giorni su Eutelia ce lo hanno dimostrato.
In questo mercato del lavoro l’IT occupa un posto rilevante, circa un milione di addetti, ma nessuna rappresentanza perché manca del tutto un’unione d’intenti.
Beh, vi informo che un sindacato cosi è il quinto in Italia e fa valere il suo punto di vista e mette in mostra i suoi rappresentanti, fate i vostri calcoli.
E’ chiaro che chi mette questi annunci ha solo interesse a far più profitto possibile, senza alcun rispetto né per la professionalità della persona, né per il cliente, come è altrettanto chiaro che finché le cose staranno cosi non ci sarà alcun modo di pretendere il giusto per il nostro lavoro.
Quanti annunci di contratti a progetto come questo occorrerà vedere prima che lo capiscano gli altri?
Mistero.
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6 responses so far ↓
1 Chaos Entalpico // Feb 5, 2010 at 12:41 pm
Purtroppo molti, moltissimi ancora. Lo dimostra la spirale piramidale dei Kirby et simila. Pensa che annunci strambi (e truffaldini) come quello esistono anche per tirocini e stages universitari. Proprio ieri ho letto nel dipartimento un annuncio su una fantomatica azienda pugliese autoproclamatosi leader mondiale in elettronica (solo questo fa già ridere… va bene che è la mia terra però è come se i cinesi avessero vino paragonabile a quello nostrano!), la quale offriva la possibilità a laureandi in ingegneria di preparare una tesi a progetto su argomenti non specificati. Requisiti? Umiltà e conoscenza del termine “LAYOUT”. Tutto qui. Tralasciamo il fatto che nel solo politecnico di Bari vi sono tantissimi indirizzi di studio molto diversi tra loro (ing. civile è abissalmente diversa da ing. edile o ing. elettronica), possibile che i requisiti siano questi qui? Vien da chiedersi se effettivamente non cerchino un mulo o un operaio. Il fatto stesso che un annuncio simile sia penetrato su una bacheca ufficiale mi puzza. Che tristezza!
2 paolo // Feb 5, 2010 at 2:03 pm
che tristezza.. e quanto hai ragione!
3 Valerio // Feb 5, 2010 at 3:22 pm
Hai perfettamente ragione!
L’unica pecca del post… un link all’annuncio (o almeno la società che l’ha messo), giusto per capire di chi stiamo parlando.
Aggiungo: è una battaglia che va sostenuta in rete.
Mi piacerebbe ci fosse un network (un giorno forse mi dedicherò…) dove vengono raccolti questi annunci ed i pareri di chi li legge nonchè i feedback di coloro che hanno risposto.
Credo che un network del genere valga molto di più di un sindacato!
4 MilaneseNonMilanese // Feb 5, 2010 at 4:33 pm
esilarante!
purtroppo ne ho già letti molti così…
e la cosa più triste è stato invece quando ho risposto a un annuncio che sembrava serio (chissà dove lo avevano copiato) e poi al colloquio ho parlato con una persona che non sa nemmeno cosa vuol dire programmare… aveva il suo foglio con le cose da raccontare e da chiedere ma non sapeva di cosa stavamo parlando, qualsiasi risposta diversa da un semplice si/no le creava caos!
Siccome sono bastardo dentro (e totalmente disinteressato a quel posto allucinante) mi sono inventato delle cose e lei annuiva interessata e prendeva appunti!!!!
5 admin // Feb 5, 2010 at 4:34 pm
@Valerio: Ciao, il link lo trovi nel post di punto informatico.
Per quanto riguarda la tua idea ci avevo già pensato ed anche condivisa con qualche persona. Il problema è se non si rischiano problemi legali di qualche genere per aver permesso a qualcuno di dire cose che non è possibile verificare. Per la legge italiana il gestore è tenuto al controllo .
Ora se ad un tale social network una ditta n gli intenta una causa di 500.000 euro in America gli ridono dietro, grazie alla libertà di parola, qui rischia di vincerla (vedi you tube su cui hanno postato un video di un invalido ed hanno fatto causa a you tube per non aver controllato ed hanno pure vinto mi sembra).
Se invece la cosa si facesse all’interno di un sindacato non faresti altro che il tuo lavoro di difesa dei lavoratori e di raccogliere le loro impressioni, penso, ma qui andiamo troppo nel legalese
6 Maurizio // Feb 6, 2010 at 12:41 pm
Il problema non è solo italiano ma sta attraversando tutta la IT. Il fatto è che in Italia un momento storico di qualità non lo abbiamo mai avuto. Il problema sta nel manico: il cliente finale non è in grado di capire che il system integrator di turno gli sta rifilando dei ragazzini vestiti da senior solo per farci più margine, questo perché la qualità media degli IT manager delle aziende italiane è ridicola. Oppure, se lo ha capito, fa finta di nulla perché tanto costano pochissimo, anche se alla fine i progetti non arrivano mai in porto ed i costi finali sono più alti. Ma l’unico fattore interessante è il costo: più basso possibile. La maggior parte di questi “manager” sono dei profughi della New Economy che hanno acquisito posizioni di potere solo perché hanno saputo far carriera in un momento storico particolarmente fortunato (per loro….).
Saluti
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