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Giuseppe "Cubasia", Manager, Programmatore, Scrittore, Opinionista, attento ai problemi del lavoro e delle persone.

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Consigli sulla felicità

March 2nd, 2010 · 1 Comment · Filosofia - Pensieri Sparsi, Società

Ultimamente, come il mio solito, sto leggendo e rileggendo l’omonimo libretto scritto dal “mio amico” Shopy.

IMHO, non è un libretto per tutti, va letto con molto “decoro”, ovvero come diceva la mia prof d’italiano, va letto considerando il periodo storico e la formazione dell’autore.

Ci sono molti riferimenti ai nostri amici comuni: Seneca, Orazio, Goethe, il libro dei libri, e molti altri e quindi molte cose possono sfuggire od apparire senza un nesso, ma in sostanza il messaggio che questo libro vuole dare si trova più o meno dopo una trentina di pagine.

Il resto sono dei corollari, quasi delle conseguenze o delle semplici norme che perfezionano la regola.

La cosa più interessante, per me, di questo libro, che mi affascina ogni volta che lo leggo, è che riflette esattamente i miei pensieri ed i miei sentimenti fin da quando ero adolescente. E’ incredibile come addirittura Shopy usa le mie stesse parole per riferirsi all’umanità ed ai rapporti con essa e come abbiamo lo stesso rispettoso amore verso la solitudine e la piacevolezza della nostra stessa compagnia.

Shopy prova anche a darla la ricetta della felicità, ma dubito che ci sia qualcuno cosi umile, come me, che possa accettare lezioni su questo. L’orgoglio e la vanità sono i peccati che perdono anche i più forti e grandi.

Tre sono gli ingredienti per la felicità:

La salute;

La libertà.

L’indipendenza;

Sul primo requisito sappiamo tutti cosa significa essere senza salute e non dirò oltre.

Libertà non è intesa solo come diritti civili e politici, significa poter agire essendo uno spirito libero, comportandosi moralmente in modo libero, anche se questo significa inimicarsi qualcuno od causare sofferenze intorno. Comportarsi come un giusto è davvero difficile. La società ci mette intorno delle regole e ci tocca seguirle. Se poi siamo con un partner le regole intorno a noi aumentano e la nostra libertà si restringe ancora di più. Per questo dice Shopy, non abbiamo una donna, ma ne siamo posseduti.

Indipendenza non significa solo affrancarsi dai bisogni materiali, ma anche dalle dipendenze, il gioco, le donne, il cibo, ed adesso la televisione e tutti i beni superflui di consumo. Significa affrancarsi dalla necessità di avere sempre bisogno di qualcuno con cui parlare o confrontarsi, in una parola di non essere mai pienamente soddisfatti, come se mancasse qualcosa.

Shopy dice che gli spiriti deboli hanno questa necessità, mentre quelli forti non la sentono perché bastano a se stessi.

Con queste premesse, secondo Shopy, solo alcuni spiriti forti o grandi possono ambire alla felicità.

Allora, parliamo del 1830, Shopy stimava che la proporzione tra spiriti forti e deboli fosse 1 a 6, escludendo le donne ovviamente, che secondo l’epoca erano fuori la casistica per la natura stessa del carattere femminile.

IMHO, stimo che una proporzione ad oggi sarebbe di 1 a 1200, grande fratello permettendo.

Detto cosi non vi posso biasimare se pensate di chiudere il libretto di Shopy ed accendere la tele.

Anche a me sembra una visione davvero pessimistica, però, il dubbio, quella buona cosa che ogni sofista ed osservatore della realtà ha, mi ha fatto venire un’idea.

Se io non possedessi un animo forte ma se:

  • Avessi una mentalità abbastanza rigida, tale che non solo le regole non mi pesano, ma le farei mie, vivrei per le regole, esattamente come se fossi socio di un club e dovessi seguire un preciso regolamento, a questo punto non avrei necessità di sentirmi libero perché quella per me sarebbe libertà. E non avrei neanche bisogno di confrontarmi perché chiunque è fuori dalle regole è fuori anche dalla mia vita e quindi vivrei solo circondato da individui simili a me.
  • Potessi soddisfare in maniera perpetua le mie dipendenze non ne dipenderei. Insomma, se tutto quello che voglio per stordirmi lo avessi in maniera perpetua e continuativa, non mi accorgerei mai di chi io sia, sarei sempre libero da me stesso. Ed avendo risorse a profusione mi circonderei di altrettanto gente libera.

Su quest’ultimo punto Shopy direbbe che la cosa funziona a patto di essere giovani per sempre, ed, infatti, se notate adesso si ricorre sempre più alla chirurgia ed a cure per rincorrere la giovinezza che ci permette di essere sempre “liberi”.

Un’ultima considerazione.

IMHO, non solo queste considerazioni di Shopy erano valide allora come adesso, ma erano già valide 5.000 anni fa.

La domanda nasce spontanea: ma come è possibile che in 5.000 anni non ci abbiamo mai capito un cazzo di come funziona questo viaggio senza passare dal via ?

E come mai non c’è un coglione che ci spiega qualcosa da appena nati?

Fatti non fummo a viver come bruti, ma per guardare il grande fratello e consumar la coca-cola…

You may say I am dreamer, but I am not the only one.

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1 response so far ↓

  • 1 anonimo // Mar 5, 2010 at 8:02 am

    La felicità è il prodotto di una abilità, più che di un complesso di ingredienti esistenziali: bisogna imparare ad essere felici.

    Salvo l’improbabile caso in cui si nasca in un ambiente complessivamente felice e si apprenda questa abilità inconsapevolmente, insieme al linguaggio e al resto del bagaglio culturale di base.

    Le condizioni indicate aiutano, ma non sono sostanziali; più fondamentale ancora è la consapevolezza di sé, ma neppure questa è sostanziale.

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